CAI SEZIONE VILLADOSSOLA


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RIFUGI E BIVACCHI

ANDOLLA
Sezione di VILLADOSSOLA
ALPE ANDOLLA (VCO)
Telefono : 0324 575980 - Gestore Zanelli Marco 0324 54063
Gruppo Montuoso :
Altitudine : 2061 m
Posti Letto : 71
Ubicato nelle Alpi Pennine(Dal Colle del Petit Ferret al Passo del Sempione), gruppo Andolla.

In posizione dominante la Val Loranco, vasto panorama e circolare a Est spiccano le cime del Pizzo della Preja e del Montalto, verso Sud i Ton, le Cime di Pozzuoli e la Punta Turiggia, a Ovest il pizzo Bottarello e il Pizzo di Loranco con la possente parete Est, infine verso Nord gli imponenti costoni del Pizzo Andolla. Di lato è ubicato il vecchio Rifugio Andolla, sempre aperto dotato di 17 posti, stufa e fornello a gas, completamente adibito a rifugio invernale.

Costi:
Tariffari Nazionale del C.A.I.

Apertura:
Dal 1 giugno al 30 settembre in modo continuativo
Maggio ed ottobre solo nei fine settimana

Accessibile da:
Cheggio (SFT) ­ in due ore
­Simplon – Fletschhorn - Trekking

Ascensioni possibili nelle vicinanze:
Pizzo Andolla o Portjengrat 3653,8 m – Pizzo di Loranco o Mittelruk 3363 m – Weissmies 4023 m

Escursioni possibili nelle vicinanze:
Sentieri: SFT ­ – GTA ­”1” – C30 ­”2”
­Simplon – Fletschhorn – Trekking
­”1” Grande Traversata Delle Alpi
­”2” Catasto Dei Sentieri Del Verbano – Cusio - Ossola
Il Catasto Dei Sentieri Del Verbano – Cusio - Ossola è nato per iniziativa della Sezione Del Club Alpino Italiano Est Monterosa, vede impegnate in attività di rilevamento e segnalazione dei percorsi le 17 Sezioni locali del C.A.I.

Traversate da Valle a Valle:
Per la Valle Bognanco attraverso il Passo della Preia
Per la Valle di Saas attraverso la via Ferrata del lago
Per la Valle Anzasca attraverso le Coronette ed il Passo Antigine

Soccorso Alpino:
Stazione di Villadossola – Gruppo di Antrona Piana – ( 118)

Biblioteca:
Presente piccola biblioteca


Vecchio Rifugio Andolla con n. 17 posti letto

Storia:

Il rifugio Edison
Correva l`estate del 1890 e il Pizzo Andolla era stato da pochi giorni salito per la prima volta dal versante italiano. Autrice della memorabile impresa fu la comitiva del milanese Riccardo Gerla guidata dal formidabile Lorenzo Marani di Antronapiana, che da allora sul ”suo” pizzo ci salirà da solo, con amici o clienti, ben altre 89 volte.
Sulla scia di questo successo un altro milanese, Alessandro Bossi, in compagnia di Cerutti e Moretti, guidati dal Marani e accompagnati dal portatore Morelli, salgono al pizzo il 18 agosto, per quella che quasi sicuramente è la ”seconda” salita all`AndoIla. Si fermeranno in zona qualche altro giorno, non mancando di segnalare che, anche per persone abituate ai disagi, l`Antrona non offre nessun tipo di accoglienza, anche i sentieri sono poco segnati, a tutto discapito della frequentazione in una valle così bella e alpinisticamente attraente. Conclude la relazione centrando il problema più spinoso e assillante, che si augura possa essere presto risolto: «Non vado così oltre da pensare ad un rifugio, ma credo non sarebbe stata cosa tanto difficile ne tanto dispendiosa l`adattare alla meglio una di quelle baite. Questo è il pensiero mio e dei miei compagni e son quasi certo che lo sarà anche di tutti gli alpinisti che perverranno all`Andolla».
In effetti, la valle Antrona di fine secolo non offriva molto: a San Pietro Schieranco si poteva contare sull`albergo Raffini, che proprio in quegli anni registrò il periodo di maggior incremento con i lavori per Io sfruttamento dei giacimenti auriferi del Mottone e di Trivera, compiuti dalla società inglese Thè Antrona Gola Mining Company Limited.
Ad Antrona era presente l`osteria di Dionigi Savoni, che fungeva anche da agenzia di viaggio ricuperando guide e portatori per i turisti. Purtroppo i visitatori non erano molti, ed il sogno del Savoni di espandere l`attività costruendo un grande e moderno albergo rimase sempre nel cassetto.
Anche il Gerla, fedele cronista del tempo, non mancò di osservare che la valle Antrona era la più povera dell`Ossola e di tutto il Piemonte, un giudizio fortemente negativo, che però aveva qualche fondamento.
Il ”sasso” lanciato dal Bossi purtroppo non poté produrre gli effetti sperati nel giro di poco tempo. In zona operava la S.E.O.- C.A.I. di Domodossola, che aveva già parecchi problemi a portare a termine il rifugio Leoni al Cistella. Per concludere questo manufatto la sezione domese dovette anche ricorrere ad una sottoscrizione per sostenere finanziariamente il progetto, non fattibile con le sole forze degli iscritti al sodalizio.
Per la zona dell`Andolla passa quindi un periodo di forzato abbandono, rotto solamente dalla salita di qualche alpinista.
Intorno agli anni Venti sembra che per la valle Antrona si debba rompere il secolare isolamento e una nuova era debba incominciare, dopo l`illusione delle miniere d`oro, e questa sembra la volta buona.
Il 14 febbraio 1921 a Milano viene costituita la Società Anonima Forze Idrauliche Valle Antrona, con il preciso compito di sfruttare le acque del bacino imbrifero dell`Ovesca con la creazione degli impianti di Campliccioli, Lago di Antrona, Camposecco, Cingino e Bacino dei Cavalli.
Ed è proprio la costruzione di quest`ultima opera che sarà decisiva per la nascita di un rifugio alle alpi di Andolla. Come abbiamo visto le associazioni alpinistiche locali, a cui si era anche aggiunta la U.O.E.I. di Villadossola, non potevano sostenere l`onere finanziario di una simile impresa. Poi a qualcuno balenò l`idea di proporre alla dirigenza Edison di accollarsi il costo della costruzione del rifugio.
Grazie anche all`aiuto di qualche dirigente illuminato e aperto verso questa iniziativa, tra cui spiccò l`ing. Prandolini, direttore degli impianti a Cheggio, il sogno divenne realtà. I lavori furono portati a termine nel 1924 e l`inaugurazione avvenne l`anno dopo, quando si concluse anche la costruzione del Bacino dei Cavalli.
Il rifugio era una solida costruzione rettangolare in pietra locale di otto metri di lunghezza per quattro di larghezza, con il tetto di robuste piode. L`interno era diviso in due locali: la cucina e un dormitorio. Un soppalco in legno, che fungeva anch`esso da dormitorio, portava la capienza totale a quaranta posti letto. L`Edison, oltre alla struttura fornì anche la stufa, i tavoli e del vasellame.
Finalmente giunse la fatidica data dell`inaugurazione, fissata per il 28 giugno del 1925. Purtroppo una giornata autunnale, accompagnata anche da un po` d`acqua, costrinse gli organizzatori a spostare la manifestazione. Solo uno sparuto gruppetto di Soci dell’U.O.E.I., partiti da Villa alle quattro del mattino, raggiunse ugualmente il rifugio. Fortunatamente il 19 luglio dello stesso anno le cose andarono decisamente meglio. Partenza da Villa sempre ad ore antelucane per giungere a Campo con gli automezzi verso le sei del mattino. Qui terminava la strada, e iniziava il percorso a piedi, ma tutti raggiunsero il rifugio. La Santa Messa fu celebrata dal parroco di Antrona Don Paini, mentre il discorso ufficiale fu tenuto dal dott. Rondolini che, come pulpito privilegiato, scelse il tetto del rifugio. Rondolini non mancò di sottolineare l`importanza dell`opera, e ringraziare quanti ne avevano reso possibile la costruzione, tra cui i dirigenti dell`Edison presenti: l`ing. Calciati, l`ing. Prandolini e il geom. Forti. Ci fu poi la consegna ufficiale e simbolica del rifugio alle associazioni alpinisti-che locali: la U.O.E.I. di Villadossola e la S.E.O.-C.A.I. di Domodossola, in quello che sarà un altro esempio di comproprietà alpina.
La giornata trascorse in allegria, allietata anche dalle note della banda musicale di Antrona salita sino alle alpi di Andolla con tutti gli strumenti. Poi pian piano iniziò la discesa, e il rientro a Villadossola avvenne quando la notte era già calata.
Grazie al piccolo rifugio Edison per la valle del Loranco iniziò una nuova epoca.

Il rifugio Andolla
Negli anni Trenta per il rifugio non sono momenti d`oro. La U.O.E.I. di Villadossola si trova in cattive acque economiche e a quanto sembra non riesce a far fronte ai normali lavori di manutenzione. In una missiva del 1938, indirizzata alla S.E.O.-C.A.I. di Domodossola, arriva addirittura a rinunciare alla propria parte di proprietà a favore di quest`ultima, a patto che la S.E.O. riesca a rimettere in ordine il rifugio. Si pone l`unica condizione che i Soci dell` U.O.E.I., nell`usufruire del manufatto, abbiano le stesse condizioni dei Soci C.A.I. Viene anche deciso che da allora il rifugio sia sempre chiuso e le chiavi depositate presso i guardiani della diga di Cheggio.
La S.E.O.-C.A.I. accetta la proposta e sembra ben intenzionata nel portare a termine alcuni lavori, anche perché pare che ci sia una nuova disponibilità della Edison a sobbarcarsi alcuni oneri. Purtroppo gli eventi precipitano e l`Italia entra in guerra. Anche per il rifugio inizia il periodo più buio e triste. Infissi divelti, atti di vandalismo, razzia delle suppellettili, le bestie che entrano ed escono liberamente: tutto è ridotto peggio di una stalla. Nel 1945, in un censimento fatto eseguire dalla sede Centrale C.A.I. per controllare lo stato dei propri manufatti, l`Andolla risultava fortemente danneggiato e non più agibile.
Fortunatamente in quell`anno a Villa sorge la locale sezione C.A.I. Fra i compiti del neonato sodalizio, oltre a quello di far conoscere le montagne e reperire una sede, c`è l`obiettivo primario di riportare il rifugio Edison al ruolo per cui era sorto.
I problemi da risolvere sono molti e passa ancora un po` di tempo quando, in una riunione del Consiglio sezionale nel 1948, viene preso formalmente l`impegno di sistemare il rifugio. II primo passo è quello di ”rivedere” l`accordo stipulato dieci anni prima con la S.E.O.-C.A.I. di Domodossola, riguardante la proprietà del manufatto. Quest`ultima accetta di buon grado di cedere la proprietà della costruzione alla sezione di Villadossola, trattandosi tra l`altro di sezioni appartenenti allo stesso sodalizio e non più ad associazioni diverse.
Con il comune di Antrona si stipula il contratto per l`acquisto di cento metri quadrati di terreno dove sorge il rifugio; la cessione è effettuata a titolo simbolico con la clausola che se un giorno la sezione C.A.I. di Villadossola dovesse sciogliersi, il tutto tornerebbe di proprietà dell`Amministrazione comunale.
I problemi di carattere economico sono all`ordine del giorno;
a questi vanno poi aggiunti anche il trasporto del materiale, che deve essere fatto da Campo, a dorso di mulo o a spalla, e la stagione, che per lavorare alle alpi di Andolla è sempre maledettamente troppo corta.
I tempi programmati per la sistemazione del rifugio si sono allungati, ma la tenacia alla fine ha avuto il sopravvento e finalmente, nel 1953, si può inaugurare quello che da allora sarà per sempre chiamato“rifugio Andolla”.
Domenica 5 luglio tutto è pronto per la fatidica cerimonia. Gli organizzatori hanno predisposto due autocorriere per trasportare i convenuti da Villadossola a Campo. Poco dopo Cresti una piccola frana nella zona dell`Arvina sbarra la strada ad uno dei mezzi, mentre l`altro che precedeva di pochi minuti non si accorge di nulla. Gli occupanti scendono e, rimboccate le maniche, liberano la strada dai massi, ed in breve raggiungono felicemente l`altra parte del gruppo.
Al rifugio c`è una gran folla, accolta però da una giornata nebbiosa, a tratti pioviggina anche, ma l`entusiasmo non manca e questo fa dimenticare tutto il resto.
La cerimonia è semplice e contenuta, la Santa Messa è celebrata da Don Alberto Boschi, mentre madrina per l`occasione è Adriana Gervasoni. Nell`occasione verrà anche benedetta una croce in acciaio che, nei giorni seguenti, sarà portata e piazzata in vetta al Pizzo Andolla.
Seguono i discorsi di rito e i saluti ufficiali del C.A.I., portati dal vicepresidente generale Guido Bertarelli, e degli amici delle numerose sezioni consorelle convenute, a cui per l`occasione viene consegnata una targa ricordo.
L`Ing. Rossi, con un discorso toccante, carico di umanità e di elogio per tutti coloro che hanno reso possibile questa ricostruzione, traccia la storia del rifugio. Poi inevitabilmente c`è il ricordo per il grande assente: il dott. Rondolini, che non ha potuto salire per problemi di salute, ma a cui va l`affettuoso pensiero dei presenti. In serata una rappresentanza del C.A.I. farà visita al vecchio dottore, consegnandogli anche una medaglia in ricordo dell`importante giornata appena conclusa e di quanto lo stesso dottore ne sia stato il profondo ispiratore.
A Nando Terazzi, presidente della sezione di Villadossola, toccò il compito di chiudere la manifestazione. Si passò quindi al pranzo al sacco, per proseguire in un crescendo di spontanea allegria. Poi verso sera il ritorno a valle, il rientro avvenne a notte fonda.
Il rifugio, pur mantenendo l`identica struttura esterna, era stato praticamente rifatto all`interno ed era stato ridotto il numero dei posti letto, che erano 17. Era incustodito e le chiavi erano reperibili presso la casa guardiani della diga di Cheggio. Con il passare degli anni si resero necessari una serie di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria. Nel 1956 venne rifatto l`intonaco esterno; venne poi anche scavato un corridoio contro montagna per rendere meno umidi i locali interni. Attorno agli anni Sessanta fu completato il rivestimento delle pareti interne e del soffitto della cucina.
Nel 1963 venne affrontato e risolto lo spinoso problema del trasporto di materiali. Fu costruita una teleferica, mossa da un motore Vespa di 125 cc, che dall`alpe Ronchelli con un balzo di 500 metri raggiungeva le alpi di Andolla.
Una valanga la distrusse dopo poco tempo, tanto che nel 1966 si dovette costruirne un`altra che partiva sempre dallo stesso punto, ma questa volta raggiungeva direttamente il piazzale del rifugio. Purtroppo anche questa soluzione non risultò del tutto soddisfacente, quando si decise di
risolvere radicalmente la questione con un piano ardito e coraggioso: una teleferica che da Cheggio giungesse direttamente al rifugio.
Nel 1971, l`impianto, progettato e diretto nella fase operativa da Bruno Travaglino, con l`apporto volontario di decine di Soci, era completo. Una moderna stazione di partenza, una campata di quattro chilometri, con un solo pilone di sostegno ai Curtitt, era in grado di portare in circa 10/15 minuti un quintale di materiale al rifugio.
Gioia e dolore della sezione, la teleferica si dimostrò insostituibile per togliere dall`isolamento il rifugio e permettere la creazione di altri e più prestigiosi progetti. Più volte la corda si ruppe, oltre al danno economico ci furono sempre da aggiungere le migliaia e migliaia di ore necessarie per le riparazioni, ma in ogni caso l`impianto fu sempre ripristinato.
Anche il problema dell`energia elettrica fu brillantemente risolto grazie ad un impianto idroelettrico progettato sempre da Travaglino, e portato a termine dai soliti volenterosi.
Una turbina mossa dalle acque captate dal ruscello nei pressi del rifugio, con un salto di un centinaio di metri era in grado di produrre 5 KW, che servivano per l`illuminazione e, con la corrente residua, scaldavano la cucina con una piccola resistenza in serie.
L`inaugurazione di questo impianto avvenne la sera del 6 agosto 1967, e per l`occasione il rifugio fu illuminato anche esternamente con una serie di luminarie in un quadro assai suggestivo.
Il nuovo rifugio Andolla
Intanto il rifugio Andolla era sempre più frequentato, e i pochi posti a disposizione erano davvero pochi. Nel 1963 fu anche redatto un progetto per la realizzazione di un nuovo manufatto, che avrebbe dovuto avere all`incirca 12 metri di larghezza per 8 di lunghezza. Ma tutto rimase sulla carta.
Agli inizi degli anni Settanta venne costituito un Consorzio tra il Comune di Antrona, gli alpigiani di Andolla e la sezione C.A.I. di Villadossola, con lo scopo di favorire lo sfruttamento dell`alpe. Due anni dopo, grazie ad un contributo del Ministero dell`Agricoltura e Foreste, venne costruito un edificio in grado di ospitare una stalla, i locali per la lavorazione del latte e gli alloggi dell`alpigiano.
Per i primi anni nessun pastore si fece avanti per sfruttare tale impianto, e al C.A.I. fu concesso di utilizzare tale manufatto per alloggiare eventuali frequentatori, quando il rifugio era completo. Così questo ”stallone” (nome con cui è conosciuto) per parecchio tempo permise che il problema di costruire un nuovo rifugio potesse essere rimandato, anche se previdentemente il Consiglio della sezione, con una gestione accorta, risparmiava e accantonava il più possibile, tenuto conto che su al rifugio non si lesinò mai nulla per tutte le piccole e grandi opere di miglioria.
Agli inizi degli anni Ottanta lo stallone venne utilizzato per lo scopo per cui era sorto. Ciò era molto importante per l`economia dell`alpe; rivederla di nuovo frequentata dal lavoro degli uomini e dalla presenza delle bestie era un fatto positivo, non così purtroppo per la sezione villadossolese che, nel giro di poco tempo, si trovò a dover risolvere questo problema non da poco.
Nel 1982 venne redatto un progetto a cura del geometra Zariani, mentre nel frattempo iniziarono i lavori di sbancamento per la posa delle fondazioni.
Il problema principale fu naturalmente quello di reperire i fondi e si percorsero tutte le strade, comprese quelle dell`autofinanziamento.
Grazie a contributi di privati, ditte e anche della Regione Piemonte il nuovo rifugio Andolla divenne pian piano una realtà. Il 14 settembre 1986 dopo diverse traversie, tra cui un`ennesima rottura della fune della teleferica, ci fu l`inaugurazione del rifugio.
Mancavano ancora alcune finiture interne, ma il grosso del lavoro c`era fatto. Una folla di circa 1500 persone, in una domenica uggiosa, si ritrovò per festeggiare l`avvenimento, organizzato al meglio dalla sezione di Villadossola.
Il nuovo rifugio Andolla, in grado di ospitare 59 posti letto, svettava in tutta la sua grandezza schiacciando quasi il vecchio e simpatico rifugio, che fino allora era stato l`incontrastato sovrano di queste montagne.
La nuova costruzione si sviluppa su tre piani, in entrata disimpegno e bar, che sarà sistemato in quel punto solo qualche anno più tardi, e ripostiglio. Al primo piano cucina, servizi, e sala da pranzo. All`ultimo le camerate per i posti letto e la stanza per il gestore. Al vecchio rifugio Andolla la funzione di locale invernale. Il muro perimetrale, di 12 metri per 10, alto 8, è di pietra locale, costruito dalla ditta De Boni di Montescheno, i serramenti e gli arredamenti interni furono magistralmente eseguiti dalla ditta Valterio di Antrona. Questi furono gli unici lavori assegnati a ditte specializzate, mentre per tutto il resto si provvide con il vecchio e collaudato sistema del lavoro volontario.
Le esigenze di questo nuovo rifugio imposero però di potenziare alcuni servizi che fino ad allora avevano svolto egregiamente il proprio ruolo. Agli inizi degli anni Novanta si dovette provvedere ad incrementare il flusso d`acqua, con la posa di nuove cisterne nei pressi della presa dell`acqua ed il rifacimento delle condutture sino al rifugio.
Nel 1994 fu terminata l`installazione di una nuova turbina per la produzione di energia elettrica. L`impianto, completamente automatizzato, produce circa 10 KW, in questo caso si dovette rifare sia la linea elettrica che la presa dell`acqua e la relativa condotta forzata.
Nel 1990 per la prima volta in Andolla compare la figura del gestore. Sino ad allora, soprattutto nel vecchio rifugio, erano i consiglieri sezionali che, se presenti, si sobbarcavano tale compito. Ma la nuova struttura, con il valore dello stesso, l`alto numero di frequenze, unito alle esigenze sempre più crescenti ha imposto la presenza di un responsabile. Oggi il rifugio curato da Marco Zanelli e Morena Bandini apre la stagione a giugno quando la neve se ne è appena andata, per chiudere i battenti alla fine di settembre. Poi se il tempo ”tiene” anche per i fine settimana di ottobre il rifugio è custodito. Intorno alla metà di settembre c`è la festa al rifugio, sia a ricordo dell`inaugurazione, ma soprattutto come momento di sereno incontro per quanti sono affezionati a tutto quello che è stato fatto alle alpi di Andolla.
Bibliografia: Cinquant’Anni Di Storia E Passione.
Edizioni C.A.I. Villadossola
“I rifugi” Giulio Frangioni


BIVACCO ANTIGINE
Sezione di VILLADOSSOLA
PASSO DI ANTIGINE (VCO)

Gruppo Montuoso : aaa

Anno di Costruzione : 1984
Altitudine : 2855 m
Posti Letto : 12
Posto pochi metri a Nord del Passo Di Antigene, su una piazzola rocciosa a picco sull’alta Val Troncone, luogo aspro e selvaggio offre una vedutaa Sud sul Pizzo di Antigene sulla costiera che scende al Pizzo San Martino, Stellihorn e i Pizzi di Cingino terminano il panorama verso Nord. Inaugurato il 5 agosto 1984, costruito in lamiera tipo Barcellan, dispone di cuccette con coperte, armadietto, tavoli a scomparsa, pale, stoviglie, sgabelli, acqua nel vicino laghetto. Punto di partenza per ascensioni al Pizzo di Antigene, ai Pizzi di Cingino, allo Stellihorn e per la cresta di Sass. Ubicato sull’Alta Via delle Alpi Ossolane.

Accessibile da:
Campliccioli (C23) ”­2” in quattro ore – Cingino (GTA) ­”1” in due ore e trenta minuti
­”2” Catasto Dei Sentieri Del Verbano – Cusio - Ossola
­”1” Grande Traversata Delle Alpi

Ascensioni possibili nelle vicinanze:
Pizzo Cingino Nord o Jazzihorn 3227 m - Pizzo Cingino Sud o Sudliches Jazzihorn 3104 m – Stellihorn 3436 m

Soccorso Alpino:
Stazione di Villadossola – ( 118)

Storia.
Bivacco Antigine e bivacco di Camposecco
Pur essendo due bivacchi piazzati in punti differenti, hanno in comune la stessa storia e sono oltretutto identici per quel che riguarda la parte costruttiva.
Il primo si trova su un cengione che si stende a pochi metri dal confine, sul versante italiano, nelle vicinanze del passo di Antigene; il secondo trova spazio a pochi metri del muraglione della diga di Camposecco.
Di proprietà sezionale, furono acquistati con un contributo della Regione Piemonte e fungono da tappa del percorso GTA, la Grande Traversata delle Alpi che dalle Marittime giunge a Trieste lungo tutta la catena alpina. Il percorso giunge da Macugnaga attraverso il Monte Moro, tocca quindi il passo di Antigine, scende a Cingino, per giungere a Camposecco. Da qui risale alle Coronette, passa per il bivacco Varese, che è di proprietà della sezione C.A.I. di Varese ma dato in gestione fiduciaria a quella di Villadossola, giunge quindi al rifugio Andolla. Dal rifugio, per il passo della Preia passa quindi in Bognanco, per quello che riguarda il tragitto antronese.
I bivacchi furono inaugurati il 5 agosto 1984 in una giornata umida e nebbiosa, caratteristica ormai consolidata per l`inaugurazione dei rifugi in valle Antrona. Per l`occasione gli organizzatori avevano predisposto anche una gita dal Monte Moro, che aveva avuto una grande adesione. Purtroppo un temporale nella notte aveva messo fuori uso la funivia che saliva al passo di Monte Moro, bloccando a Macugnaga tutti i gitanti.
Il trasporto del materiale fu fatto utilizzando la teleferica messa a disposizione dall`ENEL, che permise il trasporto sino a Camposecco per il bivacco omonimo e al Cingino per quello piazzato all`Antigine. Da qui, con l`elicottero, il materiale fu portato al passo. Questo avveniva nella tarda estate del 1983. Purtroppo le precoci nevicate non permisero di piazzare il bivacco di Antigine, mentre si riuscì a terminare quello di Camposecco.
Il lavoro fu effettuato dai volontari, a cui si aggiunse anche l`apporto degli uomini del SAGF (Soccorso Alpino Guardia di Finanza) e degli uomini della X Delegazione Valdossola del Corpo Nazionale Soccorso Alpino.
Con questi due bivacchi si chiude la panoramica su tutti i rifugi che la sezione ha saputo creare, gestire e migliorare nel corso di questi cinquant`anni di attività.
Bibliografia: Cinquant’Anni Di Storia E Passione.
Edizioni C.A.I. Villadossola
“I rifugi” Giulio Frangioni

BIVACCO CAMPOSECCO
Sezione di VILLADOSSOLA
LAGO DI CAMPOSECCO (VCO)

Gruppo Montuoso : aaa

Anno di Costruzione : 1984
Altitudine : 2350
Posti Letto : 12
ZONA GEOGRAFICA: ALPI PENNINE
GRUPPO MONTUOSO: ANTIGINE STELLIHORN
VALLE: ANTRONA
LUOGO UBICAZIONE: LAGO DI CAMPOSECCO
COMUNE: ANTRONA SCHIERANCO
Posto bene in vista su un dosso roccioso dominante da Sud la diga e il Lago di Camposecco, bacino di tipo circolare cinto da alte pareti rocciose. La vista è chiusa a Ovest dalle pareti della cresta di Sass è aperta Sud/Est verso le piramidi del Pizzo del Ton e del Pizzo San Martino ed in primo piano a Sud sulla Punta Della Rossa. Inaugurato il 5 agosto 1984, costruzione in lamiera tipo Barcellan, dispone di 12 cuccette con coperte, fornello a gas (portare bombolette), armadietto con stoviglie e pentolame, tavolo, sgabelli. Acqua nelle vicinanze. Si trova sull’Alta Via delle Alpi Ossolane. Ascensioni alla Punta e alla Cresta di Sass. Traversate al Bivacco Antigene, al Bivacco Città di Varese per le Coronettte e al Rifugio Andolla.

Apertura:
Sempre.

Accessibile da:
Campliccioli (C34) ”­2” in due ore e quarantacinque minuti – Cingino (GTA) ­”1” in due ore
­2 Catasto Dei Sentieri Del Verbano – Cusio - Ossola
­1 Grande Traversata Delle Alpi

Ascensioni possibili nelle vicinanze:
Cimone di Camposecco 3242 m – Punta di Sass o Latelhorn 3204 m

Soccorso Alpino:
Stazione di Villadossola – (118)

Storia:
Bivacco Antigine e bivacco di Camposecco
Pur essendo due bivacchi piazzati in punti differenti, hanno in comune la stessa storia e sono oltretutto identici per quel che riguarda la parte costruttiva.
Il primo si trova su un cengione che si stende a pochi metri dal confine, sul versante italiano, nelle vicinanze del passo di Antigene; il secondo trova spazio a pochi metri del muraglione della diga di Camposecco.
Di proprietà sezionale, furono acquistati con un contributo della Regione Piemonte e fungono da tappa del percorso GTA, la Grande Traversata delle Alpi che dalle Marittime giunge a Trieste lungo tutta la catena alpina. Il percorso giunge da Macugnaga attraverso il Monte Moro, tocca quindi il passo di Antigine, scende a Cingino, per giungere a Camposecco. Da qui risale alle Coronette, passa per il bivacco Varese, che è di proprietà della sezione C.A.I. di Varese ma dato in gestione fiduciaria a quella di Villadossola, giunge quindi al rifugio Andolla. Dal rifugio, per il passo della Preia passa quindi in Bognanco, per quello che riguarda il tragitto antronese.
I bivacchi furono inaugurati il 5 agosto 1984 in una giornata umida e nebbiosa, caratteristica ormai consolidata per l`inaugurazione dei rifugi in valle Antrona. Per l`occasione gli organizzatori avevano predisposto anche una gita dal Monte Moro, che aveva avuto una grande adesione. Purtroppo un temporale nella notte aveva messo fuori uso la funivia che saliva al passo di Monte Moro, bloccando a Macugnaga tutti i gitanti.
Il trasporto del materiale fu fatto utilizzando la teleferica messa a disposizione dall`ENEL, che permise il trasporto sino a Camposecco per il bivacco omonimo e al Cingino per quello piazzato all`Antigine. Da qui, con l`elicottero, il materiale fu portato al passo. Questo avveniva nella tarda estate del 1983. Purtroppo le precoci nevicate non permisero di piazzare il bivacco di Antigine, mentre si riuscì a terminare quello di Camposecco.
Il lavoro fu effettuato dai volontari, a cui si aggiunse anche l`apporto degli uomini del SAGF (Soccorso Alpino Guardia di Finanza) e degli uomini della X Delegazione Valdossola del Corpo Nazionale Soccorso Alpino.
Con questi due bivacchi si chiude la panoramica su tutti i rifugi che la sezione ha saputo creare, gestire e migliorare nel corso di questi cinquant`anni di attività.
Bibliografia: Cinquant’Anni Di Storia E Passione.
Edizioni C.A.I. Villadossola
“I rifugi” Giulio Frangioni


BIVACCO CINGINO
Sezione di VILLADOSSOLA
LAGO DEL CINGINO (VCO)

Gruppo Montuoso : aaa

Anno di Costruzione : 2005
Altitudine : 2235
Posti Letto : 12

Antrona E` stato realizzato dall`Enel
Cingino, inaugurato il nuovo bivacco
Oltre 200 escursionisti sono saliti
a 2235 metri per il taglio del nastro
ANTRONA - E` stato inaugurato domenica 31 luglio il nuovo bivacco alpino a ridosso della diga Enel in alta Valle Antrona, a 2235 metri di quota. Il bivacco è stato realizzato dall`Enel che tramite l`ingegner Ettore Radici, responsabile Produzioni idroelettriche Alpi, lo ha consegnato al presidente del Cai di Villa, Renato Boschi. Una cerimonia semplice, alla presenza di 200 escursionisti, 125 dei quali saliti partendo dalla diga di Campliccioli, mille metri più in basso. Il bivacco supplirà alla mancanza di un punto di appoggio per la grande traversata tra la Valle Antrona e la Svizzera. «Di una struttura che facesse da base per gli escursionisti italiani e stranieri, che transitano numerosi su questo sentiero in estate, si sentiva veramente il bisogno. Siamo grati all`Enel che ha realizzato questa struttura che sarà consegnata in proprietà ed in gestione al nostro sodalizio» ha detto Boschi.
Da parte sua, l`ingegner Radici, a nome dell`Enel, prima del taglio del nastro, ha voluto sottolineare «gli scopi e le finalità che l`Enel pone in queste iniziative tese a salvaguardare l`ambiente, il territorio e la cultura locale dove l`ente sfrutta le risorse naturali, producendo lavori ed energia elettrica nel rispetto della natura, per porsi al servizio della società civile e industriale».
Dal connubio ambiente, territorio, risorse naturali attraverso la collaborazione degli operatori locali si possono ottenere risultati. Per questo
l`Enel è lieta di questa occasione per rinnovare la disponibilità a cooperare anche in futuro ai bisogni del territorio.
Sono intervenuti per un breve indirizzo di saluto e ringraziamento per quanto è stato fatto il presidente della Comunità montana Valle Antrona, Dario Ricchi, e il sindaco di Antrona, Franco Borsotti. La messa, celebrata da don Luigi, parroco di Antrona, con attorno le donne in costume della Valle, ha portato un segno di spiritualità alla giornata inaugurale. Per conto dell`Enel ed a cura del personale al termine della cerimonia ufficiale è stata servita una abbondante
colazione-merenda che ha favorito il diffondersi di appropriati canti di montagna, prima di ridiscendere a valle.
Bibliografia: ECO Risveglio Ossolano 4 agosto 2005, pag. 8
”Cingino, inaugurato il nuovo bivacco”
d.d.

Apertura:
Sempre.

Accessibile:
Campliccioli (C34) ­”2”in tre ore – Camposecco (GTA) ­”1” in due ore
­2 Catasto Dei Sentieri Del Verbano – Cusio - Ossola
­1 Grande Traversata Delle Alpi

Ascensioni possibili nelle vicinanze:
Stellihorn 3436 m – Passo di Antrona o di Saas (Antronapass) 2842 m

Soccorso Alpino:
Stazione di Villadossola – (118)

RIFUGIO BAITA RONDOLINI (RIFUGIO NON CUSTODITO BAITA SEZIONALE)
Sezione di VILLADOSSOLA
Alpe San Giacomo (VCO)
Telefono : 0324 575245

Gruppo Montuoso : aaa


Altitudine : 1324 m
Posti Letto : 12
Alpe San Giacomo, posto al centro dell’alpe non molto distante dall’omonimo oratorio, dotato di coperte, fornello, riscaldamento a legna, acqua nelle vicinanze. L’alpe San Giacomo si erge su una spalla dell’ampio costone che scende a Nord – Est del Pizzo Castello, trovasi in una splendida posizione panoramica fra la Valle Ossola e la Valle Antrona, un ampio sguardo si apre sulla piana dell’Ossola e sulle montagne della Valle Vigezzo e della Valgrande.

Apertura:
Sempre. Si devono chiedere le chiavi in sede C.A.I. di Villadossola

Accessibile da:
Villadossola (C1) ”­2”in due ore e trenta minuti – Seppiana (C5) ­”2” in due ore e quindici minuti – Pallanzeno (A53) ”­2”in due ore e trenta minuti
­”2” Catasto Dei Sentieri Del Verbano – Cusio - Ossola

Soccorso Alpino:
Stazione di Villadossola – ( 118)


Il rifugio dottor Rondolini
Se a Villadossola a parlare di rifugio si intende esclusivamente il rifugio Andolla, non si deve dimenticare che un altro rifugio, assai più modesto, ma altrettanto simpatico, per ragioni storiche e affettive è altrettanto importante. Si tratta del rifugio dottor Rondolini, all`alpe San Giacomo, a 1300 metri di quota, proprio sopra Villadossola. Nei prati di San Giacomo, oltre al nostro rifugio ci sono un pugno di baite e, poco distante, un oratorio del Seicento. Qui ogni anno, durante la festa all`alpe, transita l`Autani di Seppiana, una processione la cui origine risale al medioevo, quando la vita era scandita dai ritmi della campagna, ed un profondo ed arcaico legame univa l`uomo alla natura.
Il rifugio è una costruzione in sasso locale, di circa otto metri per sei di larghezza, con un bel tetto in piode. All`interno trovano posto due locali, il primo che funge da cucina, con fornello, caminetto, lavandino con acqua, ma solo nel periodo estivo, e stoviglie. L`altro locale funge da sala da pranzo, mentre un soppalco in legno permette di ospitare 12 posti letto.
Questo rifugio, di proprietà del dottor Giovanni Rondolini, fu costruito intorno agli anni Trenta, e inaugurato il 31 luglio del 1932, lo stesso giorno dell`inaugurazione della fontana al San Giacomo. Il Rondolini cedette poi in uso la baita all`U.O.E.I. di Villadossola ad un affitto simbolico di £. 1 annue, che non incassò mai in quanto girò sempre la stessa cifra come oblazione alla sezione stessa.
Dal 1994 il rifugio è stato ceduto completamente dagli eredi alla sezione di Villa, che negli ultimi anni ha provveduto ad effettuare una serie di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria. Queste migliorie hanno reso assai più confortevole la permanenza al rifugio, che, specialmente nel periodo autunnale, è luogo di diverse visite.
Per ragioni di ordine pratico il rifugio è chiuso, ma le chiavi sono depositate presso la sezione e vengono concesse a chi ne fa richiesta.
Bibliografia: Cinquant’Anni Di Storia E Passione.
Edizioni C.A.I. Villadossola
“I rifugi” Giulio Frangioni

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DATA ULTIMO AGGIORNAMENTO 07 set 2017 Errare humanum est

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